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LA SCRITTURA NELLA STORIA
LA STORIA DELLA SCRITTURA




BREVE STORIA DELLA SCRITTURA


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Potremo anche darle il titolo: “dalla pittografia all’alfabeto” perché è questa una delle tappe più importanti della civiltà umana. La scrittura è infatti uno dei primi segni arrivati dalla notte dei tempi fino a noi, di un nuovo modo di organizzare la vita sociale dei nostri antenati.

Mentre avanzava la civiltà preistorica tra scoperte ed invenzioni, gli uomini si trovarono a dover organizzare secondo nuovi schemi anche i rapporti umani che nel frattempo erano divenuti sempre più complessi, particolarmente dopo la scoperta dei metalli e la loro lavorazione. C’era la necessità di usare altri sistemi oltre alla parola e occorreva trovare comunque il modo di dare un aspetto formale alle parole e farle arrivare dove la voce non poteva giungere.

Secondo l’antica tradizione cinese fu il saggio Tsang-Chien, dai quattro occhi e dalla faccia di dragone, ad inventarla derivandola dallo studio delle stelle e dai segni incisi sui dorsi delle testuggini. In India ritengono che sia stato Brama che l’abbia impressa direttamente nel cranio umano. Quasi ogni popolo antico aveva il suo inventore della scrittura e così gli Egiziani l’attribuiscono a Mercurio e gli Ebrei a Geova.

E se invece fosse stato un uomo comune, ad esempio colui che disegnò per primo sulla parete di una caverna immagini di animali e uomini 30.000 anni orsono, o colui che annodò liane nel bosco in modi particolari per lasciare ai suoi simili messaggi oppure chi intagliò le cortecce degli alberi con tacche di diverse forme e misure? Difficile dirlo, eppoi un alea di mistero è giusto rimanga su una storia affascinante che ha riguardato tutte le civiltà e la storia intera dell’umanità.

La scrittura non è importante solo perché ha consentito di comunicare in modo più completo, alternativo e spesso più efficace dell’oratoria, ma anche perché ha permesso di conservare la cultura e le esperienze dei popoli. Superare l’antica diffidenza verso lo scritto sarà stato sicuramente difficile, come difficile era rinunciare alla tradizione orale alla quale era affidata la trasmissione della cultura, della religione e tutte le comunicazioni in genere. Fu quindi una vera rivoluzione culturale!

Oggi studiamo le testimonianze dei grandi maestri dell’oratoria quali Platone, Socrate, Omero, Pitagora, Cicerone, proprio grazie alla scrittura. Conosciamo parimenti le tradizioni delle culture indiane, cinesi, africane e ancora più lontane nel tempo. Si può dire che la scrittura è entrata da trionfatrice nella storia e, nelle religioni (le tavole di Mosè, il corano di Maometto, ecc..). Anche nella tradizione antica dei Cinesi, degli Egiziani, degli Assiri e Babilonesi, la scrittura esercitava una sorta di tale magia da far ritenere che chi poteva disporne doveva detenere un grande potere!

Tale circostanza – inutile dirlo – fu abilmente sfruttata nei tempi, per tenere ben salde le redini di comando….! Conoscere la scrittura ha sempre significato accedere alla conoscenza delle cose, della storia, della cultura in genere e della comunicazione. Il popolo, volutamente tenuto analfabeta, era così facilmente dominabile. Non a caso esperti della scrittura quali Scribi per gli Egizi e poi per i Romani, Mandarini per i Cinesi, tanto per fare un esempio, erano effigiati assieme ai potenti. I loro compiti erano quelli di redigere contratti, scrivere la corrispondenza, stendere trattati con altri popoli, trascrivere leggi, sentenze e testi sacri. Si comprende allora come il potere di questi personaggi fosse grandissimo.

Le comunità religiose furono le più importanti nelle società del tempo e formarono scuole permanenti, controllarono e scelsero i caratteri della scrittura, presiedettero ai commerci, alla produzione di ogni genere, accumularono enormi possedimenti e quindi grandi ricchezze che condussero ad un accentramento di potere nelle mani dei sacerdoti. Il tempio controllava e impiegava anche direttamente un gran numero di schiavi, di artigiani, di contadini. Praticava comunemente il prestito di denari ad interesse, già ben noto ai Babilonesi. Tutte queste attività richiedevano accurate registrazioni e per molti secoli fu questo l’uso pratico della scrittura, ben documentata dalle tavolette d’argilla ritrovate dagli archeologi in grande numero nei vari templi.

In epoche assai più vicine a noi, troviamo tale organizzazione nelle grandi Certose ed Abbazie medioevali che ebbero anche grandi meriti nella conservazione delle scritture, dei testi letterari, dei documenti e delle miniature.

Per conoscere meglio la storia della scrittura, occorre però partire dalle terre poste tra i fiumi Tigri ed Eufrate, dove ebbe origine il cuneiforme. Le più antiche tavolette scritte sono state ritrovate infatti nelle rovine dei templi Sumerici, a dimostrazione dell’importanza delle comunità religiose che, per inciso, quando fu loro tolta l’egemonia della scrittura, persero anche il potere temporale.

Nell’impero dei Babilonesi e dopo di loro degli Assiri, la scrittura fu usata per tutti quegli scopi che sono ancora per noi attuali: letterari, storici, amministrativi, legali, scientifici e per la corrispondenza (ricordiamo qui il celebre codice babilonese di Hammurabi trascritto poco dopo il 2000 a.c.). Grandissima importanza ebbe la scrittura presso gli Egizi: “Ama le lettere come tua madre, attraverso la loro conoscenza potrai proteggere te stesso dalle dure fatiche di ogni genere e diventare un magistrato altamente stimato…” così scriveva un alto ufficiale egizio alla corte del faraone al proprio figlio. I segni della scrittura Egizia, chiamati geroglifici dai Greci sommarono valore logografico (un segno per parola), valore fonetico (un segno per il suono) e pittografico (specifica della parola scelta tra quelle di suono eguale). Era quindi una scrittura complessa, curata e fantasiosa, ricca di moltissimi segni. A queste forme complesse, si affacciò poi una forma semplificata detta ieratica che mantenne comunque anche forme geroglifiche.

Con la scrittura fenicia, raggiungiamo la soglia della storia nostra che fu da essa influenzata in modo determinante. I Fenici, popolo originario della Siria dedito ai commerci, estesero la propria influenza su territori vastissimi, portando alle popolazioni locali legni pregiati, vino, metalli, ricami, la famosa porpora di Tiro, ma soprattutto il loro alfabeto. Colonizzarono l’ovest in tutta l’area mediterranea, le coste del nord Africa, il sud della Spagna, Grecia, Cipro, il sud dell’Italia, Sicilia, Sardegna e giunsero fino alle coste della Bretagna e della Britannia. La scrittura Fenicia aveva alla base un sistema alfabetico molto efficiente e semplificato, un misto di ispirazione cuneiforme, geroglifico e scritture locali. Il tramite tra i Fenici e noi, furono i Greci che, sebbene avessero già alfabeti e scritture proprie, acquisirono questo nuovo idioma assimilandolo facilmente, modificandone però la scrittura da sinistra a destra (i Fenici scrivevano da destra a sinistra).

Letteratura, leggi, arti, politica, religione ebbero nella Grecia antica, grande sviluppo e si diffusero anche perché l’uso della scrittura non rimase monopolio di pochi privilegiati. Ad Atene, alla fine del V secolo era comune leggere e possedere libri. Nel 280 a.c. ad Alessandria d’Egitto esisteva la più importante biblioteca del mondo antico con circa 700.000 volumi stimati!

La scrittura greca cominciò a diffondersi tra i popoli dell’Italia verso la fine dell’VIII secolo, allorchè gli Etruschi, entrati in contatto con i Greci delle colonie, ne adottarono l’alfabeto con alcuni adattamenti. Di questi alfabeti si servirono molte lingue italiche allora sviluppatesi e lo stesso alfabeto latino è una trasformazione di quello Etrusco. Era naturale per i Romani che avevano frequenti contatti con Etruschi e Greci, assimilarne l’alfabeto. In seguito, la grande espansione dell’impero romano, impose i suoi stili di scrittura cosicchè Roma divenne il centro culturale e amministrativo del più grande impero che il mondo abbia mai conosciuto. Tra i romani la scrittura ebbe molte forme: quella ufficiale, quella commerciale, legale, libraria ed anche privata. La sua diffusione presso il popolo era divenuta un bene a disposizione di molti.

Allorchè le invasioni germaniche separarono Roma, l’Italia e il resto dell’Impero, la scrittura e la cultura in genere, ebbero nel cristianesimo il loro protettore. Le chiese e i monasteri divennero i templi della scrittura (a somiglianza di quelli Sumeri prima e Babilonesi poi). La tradizione cristiana utilizzò la scrittura non solo per usi religiosi o per conservare la cultura pre-cristiana, ma anche per bisogni pratici e temporali: per secoli i monaci sono stati quasi i soli depositari della scrittura, nella quale introdussero diversi tipi di alfabeto, che poi i missionari diffusero in tutta Europa. Partendo dall’Italia verso il IX secolo, la scrittura commerciale si diffuse in Germania, Danimarca e Paesi Bassi, dove in seguito sorsero scuole indipendenti dal controllo della Chiesa.

Anche la Riforma, incoraggiando nel popolo la conoscenza della letteratura religiosa aiutò a promuovere tra le masse l’insegnamento della lettura e della scrittura. Ma il contributo più sostanzioso alla loro diffusione, che oggi è praticamente generalizzata nel mondo, lo si deve all’invenzione della stampa che segnò l’inizio dell’era moderna delle comunicazioni.






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