Penne stilografiche
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LA SCRITTURA NELLA STORIA
LA STORIA DELLA SCRITTURA




L'ANTICA PRODUZIONE DELLA CARTA


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Un’ antica leggenda narra che a Samarkanda, città dove gli Arabi avevano appreso da prigionieri cinesi l’arte di fabbricare la carta, in uno sperduto monastero ai confini dei monti Klamatan, un gruppo di monaci copisti, i Cartosini, dettero vita ad una speciale lavorazione che chiamarono Samarkarta.

Le prime vere carte risalgono però all’VIII secolo e venivano realizzate ispirandosi a quella leggenda. Chiamata dapprima stoffa di pergamena, la carta aveva invece come materia prima, il legno, la paglia, il lino e il cotone. Usando una pila a pestelli (pressa), formata di ruota e leve che ricadevano nei mortai, dalla materia grezza si ricavava un impasto da mescolare all’acqua per disperdere le fibre. In quella macchina di base, dapprima azionata a mano, poi come i mulini, usando la forza del vento o dell’acqua, vennero in seguito aggiunte sui pestelli delle punte acuminate per meglio tritare anche gli stracci.

Tale macchina fu successivamente migliorata. La successiva, detta l’Olandese, tecnologicamente migliore, era dotata di cilindro rotante fornito di coltelli che tagliavano in piccoli pezzi gli stracci.

Ancora oggi il mastro cartaio che esegue l’antico procedimento di fabbricazione della carta, dopo aver messo la pasta in un tino e averla mescolata a lungo per ottenere un impasto omogeneo, vi immerge un telaio rettangolare che sul fondo ha una serie di fili metallici ben tesi ai quali si attaccano le fibre che, man mano che l’acqua cola, infeltrendosi, formano il foglio di carta.

A seconda del numero di fili tesi, si ottiene carta diversa: più sono i fili e più questa sarà sottile. Ma la fabbricazione di carta non finisce qui. I fogli pronti e ancora umidi, dopo essere stati tolti dalla forma, vengono messi singolarmente tra strati di feltro, quindi a gruppi, pressati e poi appesi ad asciugare.

Tale tecnologia la si può ancora ammirare a Fabriano, dove viene fabbricata la carta secondo queste antiche tecniche, ovviamente da mastri cartai specializzati. Già alla fine del XIII secolo le cartiere di Fabriano inseriscono nei fogli la cosidetta “marca ad acqua” ovvero una figura incorporata direttamente nel foglio durante la lavorazione.




In Francia a Richard de Bas esistono ancora gli antichi mulini della carta e sono tutt’ora in attività. Dalla frantumazione degli stracci, alla preparazione della pasta, dal feltraggio delle fibre all’asciugatura e poi alla stiratura dei fogli, tutto avviene con l’antico procedimento detto “della vasca” o “dello stampo”.

All’interno del mulino, cinque grandi pile sollevano cento volte al minuto tre pesanti mazze di legno con le teste ferrate, facendole ritmicamente cadere sulle cammes per triturare gli stracci.

Un maestoso abete di 11 metri sostiene le camme e fa da asse alla ruota con le vaschette rotanti che raccolgono l’acqua nel vicino ruscello, usandola come forza motrice. La particolarità poi è quella che i delicatissimi fogli così ricavati, in trasparenza, mostrano steli e corolle di piccoli fiori, fili d’erba, petali di rose e di margherite, piumini di mimosa e azzurri non ti scordar di me.

Il segreto di tale particolare e antica lavorazione è che durante i mesi estivi, si raccolgono in zona i fiori di stagione, le felci, le erbe, ecc. che poi vengono immessi nelle vasche e mischiati all’impasto. Con la pressatura, tali fiori si incorporeranno perfettamente nel foglio di carta e renderanno unico il messaggio che verrà scritto su tali preziosi supporti.






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